11 anni fa la morte di Lea Garofalo, uccisa dalla 'ndrangheta

Новини за Хероин 24.11.2020

Collaboratrice di giustizia ha lottato per dare a sua figlia una vita diversa dalla sua 

"11 anni fa veniva assassinata #LeaGarofalo, collaboratrice di giustizia, madre di Denise. Ha combattuto la 'ndrangheta, perché la figlia potesse vivere una vita diversa dalla sua. Continuiamo a ricordarla, contro tutti quelli che la volevano non solo morta, ma dimenticata". Il ministro per il Sud e la Coesione Territoriale Giuseppe Provenzano ricorda in un tweet Lea Garofalo, uccisa a Milano il 24 novembre 2009 a 35 anni. Il suo corpo fu bruciato in un magazzino a Monza. Lea, nata a Petilia Policastro (in provincia di Crotone), in una famiglia legata alla ‘Ndrangheta, aveva deciso di testimoniare sulle faide interne tra la sua famiglia e quella del suo ex compagno Carlo Cosco. Parlò della "bestia nel cuore" in casa sua. Fu sottoposta a programma di protezione nel 2002. In particolare, Lea, interrogata dal pm Antimafia Sandro Dolce, riferì dell'attività di spaccio di stupefacenti condotta dai fratelli Cosco grazie al benestare del boss Tommaso Ceraudo. Inoltre, Lea denunciò al pm il cognato e l'ex convivente come responsabili dell'omicidio del fratello. Nel 2006 fu estromessa dal programma di protezione, perché il suo apporto fu giudicato "non significativo". Nel dicembre del 2007 - dopo una pronuncia del Consiglio di Stato - venne riammessa al programma, ma nell'aprile del 2009 – pochi mesi prima della sua scomparsa – decise all'improvviso di rinunciare volontariamente a ogni tutela e di tornare a Petilia Policastro, per poi trasferirsi a Campobasso in una casa che le trovò proprio l'ex compagno Carlo Cosco. Il 5 maggio 2009, a causa di un guasto alla lavatrice, la donna decise di chiamare proprio lui, residente a Milano, e l'uomo le inviò nell'abitazione, Massimo Sabatino. Non un idraulico ma un sicario.

Riuscì a sfuggire all'agguato grazie al tempestivo intervento della figlia Denise e informò i carabinieri dell'accaduto ipotizzando il coinvolgimento dell'ex compagno. Nel novembre del 2009 Cosco attirò l'ex compagna in via Montello 6 a Milano con l'intento di parlare del futuro della loro figlia Denise. Sabatino e Venturino rapirono la donna e la consegnarono a Vito e Giuseppe Cosco, i quali la torturarono per ore per farla parlare e poi la uccisero il 24 novembre. Il corpo venne portato in un terreno nella frazione di San Fruttuoso (Monza). Al processo testimone chiave fu proprio Denise.

La Cassazione ha confermato quattro ergastoli - per Carlo Cosco, Vito Cosco, Rosario Curcio e Massimo Sabatino - e la condanna a 25 anni per il pentito Carmine Venturino, emessi dalla Corte d'Assise d'Appello di Milano il 25 maggio 2013.  Venturino, in particolare, è stato colui che, dal carcere, iniziò a collaborare con gli inquirenti facendo ritrovare i resti del cadavere di Lea Garofalo in un campo in Brianza.  Ai funerali della madre, Denise ha detto: ”Per me è un giorno triste ma la forza me l’hai data tu, mamma. Se è successo tutto questo è stato solo per il mio bene”.

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